Titolo
Edison per l'orso
Presentazione
Chi è l'orso marsicano
Carta d'dentità
Cosa mangia
Biologia dell'orso
Dove vive
Perchè convivere con l'orso
Distribuzione degli orsi nel mondo
L’orso bruno in Europa
Distribuzione e status di conservazione in Italia
Principali fattori di rischio a scala locale
L’orso e l’uomo
Leggende e miti popolari
Storia e curiosita'
Lo sapevi...?
C’e' ma non si vede (segni di presenza)
La ricerca al servizio della conservazione
Il progetto Orso del Parco
La sfida della conservazione
Conservazione e contesto istituzionale
Linee di azione per salvare l’orso
Consigli 1
Consigli 2
Fine
Biologia dell’orso
Il periodo degli amori per l’orso bruno marsicano
cade tra maggio e giugno.
E’ probabilmente in questa stagione che i maschi
compionolunghi spostamenti alla ricerca
delle femmine; l’orso bruno marsicano ha un ampio
territorio ele aree vitali, home range, hanno
dimensioni variabili in relazione a diversi fattori
ambientali. In genere l’area occupata dai maschi è
più ampia di quella delle femmine, soprattutto se
queste sono accompagnate
dai piccoli.
Le giovani femmine tendenzialmente non si allontanano
molto dall’area vitale materna.
Alla fine della primavera inizia per gli orsi il periodo
degli amori ed avvengono gli accoppiamenti.
Dopo le primissime fasi di sviluppo, l’ovulo fecondato
si arresta in uno stato di quiescenza o diapausa
embrionale.
La diapausa è una “strategia” evolutasi in alcune
specie (martora, faina, capriolo, orso, ecc.) presumibilmente
per massimizzare il successo riproduttivo.
In questo modo il periodo degli amori e la nascita
dei piccoli dovrebbero cadere nei momenti più favorevoli
dell’anno (in relazione alla biologia della
specie), in funzione della disponibilità di risorse,
dell’esposizione ai fattori climatici avversi, ed in
relazione alla storia evolutiva ed al patrimonio genetico
della specie.
La gravidanza riprende in autunno solo se la madre
ha potuto accumulare un sufficiente strato di grasso
che le consente di far fronte al letargo e di sopportare
un processo energeticamente dispendioso
come lo sviluppo e l’allattamento dei piccoli.
Ai primi freddi, quando il cibo comincia a scarseggiare,
gli orsi cercano un rifugio dove trascorrere
l’inverno in uno stato di semi-letargo.
Il letargo è un sistema messo a punto da alcune
specie nel corso dell’evoluzione per sopravvivere
nei mesi invernali.
Quando la neve rende difficile il reperimento del
cibo ed il freddo impone un aumento della spesa
energetica per la regolazione della temperatura
corporea, gli orsi dovrebbero spendere più energia
di quanta ne otterrebbero dal poco cibo a disposizione.
Durante il letargo i parametri vitali degli animali,
quali la respirazione, il battito cardiaco, la temperatura
corporea e le funzioni fisiologiche decrescono e l’unica “riserva energetica” dell’orso è
costituita dallo strato adiposo accumulato durante
il periodo iperfagico.
L’orso però non entra in uno stato di letargo vero
e proprio come quello di altre specie, mantenendo
un buon livello di reattività agli stimoli esterni.
Questo è un buon motivo per non avvicinarsi,
tra l’autunno e la primavera, a probabili aree di
svernamento: se disturbato l’orso può lasciare la
tana ed abbandonare i cuccioli, se si tratta di una
femmina.
Può inoltre accadere che in giornate non particolarmente
fredde, o in caso di scarsa copertura nevosa
e, contemporaneamente, abbondanza di faggiola
e ghianda, l’orso esca dalla tana trasgredendo
al letargo, comprese le femmine accompagnate dai
piccoli di poco più di un anno.
In Abruzzo questo periodo cade solitamente tra la
fine di novembre e la fine di marzo.
Talvolta la tana non viene scelta nell’area che l’orso
frequenta nel periodo estivo, ma ai margini delle aree frequentate abitualmente.
Per trascorrere l’inverno l’orso sceglie la tana in
luoghi particolarmente inaccessibili e tranquilli.
Spesso si tratta di cavità della roccia, a volte migliorate
da un piccolo scavo, con accumulo di
rami ed erba.
Le femmine con i piccoli, in genere, osservano un
periodo di letargo più rigoroso, inoltre anticipano
l’entrata in tana in autunno e posticipano l’uscita
in primavera.
I piccoli (da 1 a 3) nascono nella tana di svernamento
tra dicembre e gennaio.
Alla nascita i cuccioli pesano da 200 a 500 grammi
e sono completamente dipendenti dalla madre,
che li nutre con un latte molto ricco di grassi e
sostanze nutritive. In primavera, quando abbandonano
il rifugio invernale, pesano già 2-3 kg.
I piccoli rimangono con la madre per 2-3 anni durante
i quali la femmina non si riproduce.
In questi anni di “apprendistato” i piccoli imparano
dalla madre a conoscere il territorio in cui si
muovono e le sue risorse, massimizzando le possibilità di sopravvivere quando saranno indipendenti
e dovranno provvedere da soli alla ricerca di cibo
e a sfuggire ai pericoli.