Titolo
Edison per l'orso
Presentazione
Chi è l'orso marsicano
Carta d'dentità
Cosa mangia
Biologia dell'orso
Dove vive
Perchè convivere con l'orso
Distribuzione degli orsi nel mondo
L’orso bruno in Europa
Distribuzione e status di conservazione in Italia
Principali fattori di rischio a scala locale
L’orso e l’uomo
Leggende e miti popolari
Storia e curiosita'
Lo sapevi...?
C’e' ma non si vede (segni di presenza)
La ricerca al servizio della conservazione
Il progetto Orso del Parco
La sfida della conservazione
Conservazione e contesto istituzionale
Linee di azione per salvare l’orso
Consigli 1
Consigli 2
Fine
La ricerca al servizio della conservazione

Ai fini della tutela dell’orso, le attività di conservazione
e la ricerca non sono tra loro in
antitesi o in conflitto, e non devono neppure
essere considerate come alternative.
La ricerca, da sola, serve a ben poco, se i risultati
non vengono poi tenuti in debito conto in fase
programmatica di conservazione.
E la conservazione, d’altro canto, rischia di essere
inefficace, o semplicemente propagandistica
comportando un inutile spreco di risorse, se non
è costruita su indicazioni oggettive e scaturite da
un’analisi scientifica del problema.
Ricerca e conservazione sono quindi due aspetti
complementari, e assolutamente sinergici, di un
modo più moderno ed efficace di pensare ed agire
per tutelare le risorse naturali.
Oggi, conservare l’orso vuole dire intervenire in
maniera diretta, funzionale ed efficiente sulle cause
del suo declino e del suo mancato recupero.
L’intento è ridurre l’effetto delle più importanti
minacce per la sua sopravvivenza e, al tempo stesso,
tutelare e promuovere le condizioni ambientali
e gestionali che più rispondono ai requisiti biologici
ed ecologici della specie.
Fare ricerca per la conservazione dell’orso vuole
dire innanzitutto conoscere le caratteristiche ed i
requisiti critici per la sua popolazione e quindi,
analizzando la situazione attuale e pregressa, individuarne
le principali minacce ed i meccanismi
attraverso cui agiscono.
Ciò non è semplice, perché le specie come l’orso
sono regolate da interazioni ecologiche complesse
all’interno degli ecosistemi, e individuare i fattori
singolarmente responsabili delle risposte a livello
di popolazione necessita di un approccio e di metodi
propri della ricerca scientifica. In alternativa,
si possono fare sempre delle supposizioni, basate
sul buon senso o sul ragionamento di qualche
esperto locale; ma queste, in campo scientifico,
vengono più laicamente definite “ipotesi”, riconoscendo
che non possono come tali rappresentare
fonte di conoscenza oggettiva se non prima verificate
sperimentalmente.
Il problema è che siccome le ipotesi costano ovviamente
molto meno della ricerca, si può cedere alla
tentazione di considerarle alla stregua della conoscenza
oggettiva.
Se le azioni di conservazione vengono pianificate
sulla base di presunte ipotesi, poi non dobbiamo
stupirci se gli effetti saranno marginali o nulli.
Nel passato sono stati piantumati centinaia di alberi
di mele per l’orso, in base alla convinzione
(ipotesi!) che la recente regressione delle attività
agricole in montagna avesse pericolosamente sottratto
al plantigrado importanti fonti alimentari.
L’ipotesi non è peregrina, anche se non è però stato mai dimostrato un calo nella sopravvivenza o
nella riproduzione nella popolazione di orso dovuto
a carenze alimentari.
E del resto si può obbiettare che piantare alberi di
mele non è certamente di per sé un’attività dagli
effetti negativi, e che in un prossimo futuro l’orso
sarà forse comunque più contento dell’abbondanza
di mele a disposizione.
Ma siamo sicuri però che sia questo l’intervento di
conservazione più importante e prioritario su cui
concentrarsi?
E’ davvero la carenza di cibo ad affliggere la popolazione
di orso marsicano, o non sono piuttosto
altre le vere cause del suo status attuale?
Non c’è il rischio che concentrando la nostra attenzione
(e risorse!) nella piantumazione dei meli
stiamo al tempo stesso trascurando problemi e minacce
ben più gravi?
La ricerca, producendo conoscenze oggettive, mette
a dura prova la logica e l’adeguatezza dei nostri
interventi di conservazione a favore dell’orso.
L’orso ha bisogno di una maggiore attenzione e focalizzazione
dei nostri sforzi di conservazione, ma
questi necessitano di essere basati su fatti concreti
e non su ipotesi, luoghi comuni o sentito dire.
C’è anche un altro importante valore aggiunto
nella ricerca applicata alla conservazione.
Abbiamo ormai capito che a problemi complessi
(perché la conservazione dell’orso è un problema
assai complesso) non si può certo rispondere con
soluzioni semplici o prese di posizione emotive.
Gestire su larga scala, ed in maniera compatibile
con la presenza dell’orso, attività come lo sfruttamento
delle foreste da parte delle popolazioni locali,
l’allevamento degli animali domestici, lo sviluppo
del turismo, la pianificazione e realizzazione
di infrastrutture, è una faccenda piuttosto complessa,
anche all’interno di un parco nazionale.
Figuriamoci poi all’esterno delle aree protette.
Se questo è il contesto, da un punto di vista amministrativo,
e specialmente in un Paese altamente
popolato come il nostro, non è pensabile di poter
intervenire sempre e comunque a suon di divieti e
mirare all’eliminazione totale delle attività antropiche
dal territorio.
Ci vogliono ovviamente delle soluzioni di compromesso,
e queste, oltre ad essere comunque funzionali
per la tutela dell’orso, devono essere fattibili
da un punto di vista tecnico ed economicamente
e socialmente accettabili.
E’ qui che la ricerca, attraverso una disamina
metodica ed oggettiva del contesto ecologico ed
antropico in cui si opera, può fornire agli amministratori
indicazioni preziose su una o più alternative
di gestione, facilitando l’individuazione di
soluzioni più realistiche, che altrimenti comporterebbero
forti conflitti sociali o rimarrebbero comunque
utopiche.
In un contesto di conservazione in cui tensione e
conflitti sociali possono essere elevati ed all’ordine
del giorno, solo conoscenze solide e di carattere
scientifico possono avere maggiore speranza di
essere tradotte in politiche ed interventi gestionali
per la tutela dell’orso; tutto il resto, la miriade
di opinioni, luoghi comuni o anche i “pareri
dell’esperto” non assumeranno mai la necessaria
credibilità e peso istituzionale.
