Titolo
Edison per l'orso
Presentazione
Chi è l'orso marsicano
Carta d'dentità
Cosa mangia
Biologia dell'orso
Dove vive
Perchè convivere con l'orso
Distribuzione degli orsi nel mondo
L’orso bruno in Europa
Distribuzione e status di conservazione in Italia
Principali fattori di rischio a scala locale
L’orso e l’uomo
Leggende e miti popolari
Storia e curiosita'
Lo sapevi...?
C’e' ma non si vede (segni di presenza)
La ricerca al servizio della conservazione
Il progetto Orso del Parco
La sfida della conservazione
Conservazione e contesto istituzionale
Linee di azione per salvare l’orso
Consigli 1
Consigli 2
Fine
La sfida della conservazione

Conservare l’orso bruno marsicano vuole dire
assicurare alla popolazione le condizioni di
persistenza a lungo termine, in un contesto
che permetta alla specie di espletare ed essere
regolata da meccanismi di natura ecologica nonché
di mantenere la flessibilità di adattamento a
condizioni ambientali potenzialmente mutevoli.
E’ in questa prospettiva che, nel contesto specifico
dell’Appennino centrale, la conservazione dell’orso
bruno marsicano deve passare obbligatoriamente
per l’elaborazione di soluzioni funzionali di coesistenza
tra orso ed attività antropiche; soluzioni
che devono essere di natura tecnica, economica e
sociale, sia all’interno che all’esterno delle singole
aree protette.
Sebbene il PNALM sia stato critico per la conservazione
dell’orso marsicano dai tempi storici fino
ai giorni nostri, non è possibile pensare di riuscire
a tutelare l’orso all’interno di un solo parco nazionale.
Problemi genetici, demografici e ambientali di
natura stocastica tendono ad erodere, nel lungo
periodo e di generazione in generazione, le capacità
di persistenza delle popolazioni numericamente
ridotte, come appunto quella dell’orso bruno
marsicano. Solitamente, l’effetto di questi fattori
non viene apprezzato in specie i cui individui sono
piuttosto longevi, come appunto nel caso dell’orso.
Questo perché le dinamiche demografiche, incluse
le tendenze negative della popolazione, si rendono
manifeste solo nel lungo periodo, ovvero in
un arco temporale che potremmo paragonare ad
almeno due-tre generazioni di amministratori o ricercatori
impegnati per la conservazione dell’orso.
Le tendenze negative vanno quindi contrastate da
subito, quando i fattori che agiscono sulla popolazione
di orso sono ancora deterministici, vale a
dire quando il loro effetto può essere contrastato
intervenendo direttamente sulle cause.
Se la popolazione di orso dovesse invece oltrepassare
una soglia minima, il rischio è che diventi
vulnerabile all’azione di fattori stocastici che tendono
ad aumentare esponenzialmente i rischi di
estinzione; a quel punto, sarebbe ormai inefficace
intervenire sui fattori deterministici che hanno
determinato in primo luogo la rarefazione della
popolazione.
Non sappiamo oggi come si pone la popolazione
di orso bruno marsicano rispetto a questa soglia
minima (tecnicamente definita MVP, dall’inglese
minimum viable population) sebbene, da un
punto di vista teorico, il numero di orsi sia oggi
ridotto ai minimi termini e la popolazione che sopravvive
nel PNALM ha variabilità genetica tra le
più basse delle popolazioni di orso bruno su scala
mondiale.
Ma l’estinzione è in ultima analisi un evento probabilistico
e non devono quindi esistere battaglie
perse o casi disperati; l’importante è comprendere
la vera natura del problema e darsi da fare subito,
prima di perdere altro tempo.
Se l’obiettivo ultimo della conservazione dell’orso
bruno marsicano è assicurare alla specie le condizioni
di persistenza a lungo termine, questo lo si
può realizzare attraverso una strategia di larga scala
che non sia confinata solo all’interno del PNALM:
mentre qualsiasi sforzo deve essere fatto per assicurare
i più alti tassi di sopravvivenza e di riproduzione
degli orsi nel PNALM e nei territori limitrofi,
il resto del territorio nell’Appennino centrale deve
essere pronto per facilitare l’espansione naturale
della popolazione su più ampia scala.
In questo senso, l’ampia rete di aree protette, tra
parchi nazionali, regionali e siti Natura 2000 che
si trova tra Abruzzo, Molise, Lazio, Marche ed
Umbria (gran parte dell’areale storico dell’orso), e
le condizioni ambientali presenti in questi territori,
rendono piuttosto realistico questo scenario.
Ma l’orso è una specie che espande il proprio areale
in tempi lunghi e con difficoltà maggiori rispetto
ad altre specie (es. il lupo) e deve essere quindi
garantito tra le aree protette un elevato grado di
connettività ambientale.
Inoltre, essendo la dimensione delle singole aree
protette piuttosto ridotta, o perlomeno rispetto
ai requisiti spaziali di una specie come l’orso,
è fondamentale che questa rete di aree protette e
zone di connessione sia inserita all’interno di una
matrice ambientale che non sia ostile alla presenza
della specie, altrimenti ciò vanificherebbe qualsiasi
sforzo di conservazione anche all’interno delle aree
protette.
Il problema quindi non diventa solo trovare il
modo funzionale di eliminare o quantomeno limitare
efficacemente la mortalità degli orsi per
cause antropiche all’interno delle aree protette,
ma anche di riuscire a fare adottare su larga scala
strumenti e politiche per la pianificazione e lo
sviluppo territoriale che tengano conto, anche al
di fuori delle aree protette, della presenza e delle
esigenze biologiche dell’orso.