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Economists urge President Obama to protect federal public lands

La lettera dei 100 economisti – 3 premi Nobel – al Presidente Obama sui Parchi Nazionali

Pescasseroli, 30 Dic 11 - Economisti e accademici di varie prestigiose università USA, tra i quali tre Premi Nobel per l'Economia come Joseph Stiglitz (Columbia University, New York), Robert M. Solow (MIT-Massachusetts Institute of Technology, Boston) e Kenneth J. Arrow (Stanford University, California),  hanno inviato il 30 novembre 2011 una lettera pubblica al Presidente degli Stati Uniti Barack Obama chiedendo "di creare nuove aree protette, come Parchi Nazionali, Aree wilderness e Monumenti nazionali, da tutelare per contribuire in maniera decisiva al futuro economico dell'area occidentale degli USA e al vantaggio competitivo dei territori interessati".

La lettera fa riferimento all'indagine "Protected Lands and Economics" della Headwaters Economics, un gruppo di ricerca no-profit e indipendente che supporta l'amministrazione pubblica americana nelle decisioni sulla gestione del territorio e sullo sviluppo locale, in cui risulta netta l'importanza delle Aree protette nel quadro della competitività economica degli Stati Uniti. 

Nella lettera e nella ricerca i 103 economisti sottolineano come le Aree Protette nazionali ("Federal protected public lands") siano essenziali per lo sviluppo economico delle comunità di cittadini di vaste zone del territorio americano, in particolare per gli stati occidentali, ma anche degli USA nel loro complesso.
Quindi si invita il Presidente Obama ad "istituire nuovi Parchi Nazionali, Aree wilderness e Monumenti nazionali" per rafforzare tale processo.

Le aree protette – si legge nella relazione – svolgono un ruolo di grande importanza nello stimolare la crescita del territorio "mantenendo e incrementando posti di lavoro, attraendo nuovi imprenditori e investimenti, nonché valorizzando senso di appartenenza e identità nazionale" – valori di grandissima rilevanza negli USA, come sappiamo.

Non solo: la ricerca mette in evidenza come nei pressi e all'interno delle aree naturali protette le proprietà private aumentino di valore e il fatto che, in una economia prevalentemente di servizi,  imprenditori, investimenti e lavoratori qualificati siano molto mobili e siano attratti dallo stabilirsi in luoghi con alti standard di qualità di vita, come sono appunto le aree naturali protette. Questo processo – continua lo studio –  è fortemente incrementato dallo sviluppo tecnologico, dalla crescita delle reti di infrastrutture digitali, di comunicazione e commerciali, e quindi offre a questi territori protetti nuove opportunità di accesso ai mercati. A patto che tali territori colgano la sfida di un'economia di servizi, di turismo, di offerta di qualità della vita.

Tutto questo perché, attraverso la tutela, queste aree, con la loro bellezza, i loro scenari incontaminati e la fauna selvatica ricevono "una nuova visibilità che attrae persone ed economia".

La ricerca mette in evidenza come in tutti gli USA, ad esempio, l'economia di un settore come quello del turismo outdoor, il turismo naturalistico, contribuisca al PIL americano con un valore di 730 miliardi di $, con 6,5 milioni di posti di lavoro. Il trend si prevede sia destinato a crescere in modo importante, calcolando le dinamiche demografiche con ampie fette di popolazione – la Baby Boomer generation – prossime alla pensione, cittadini e consumatori che faranno incrementare la domanda di qualità della vita che questi territori sono in grado di offrire.

"Leggendo queste notizie – sottolinea il Presidente del Parco Giuseppe Rossi –  gli addetti ai lavori, gli imprenditori e le comunità locali che vivono la realtà delle nostre Aree protette, i cittadini tutti non possono non chiedersi cosa avviene invece nella nostra Italia".

Posta la domanda, la risposta è quasi ovvia. Qualcosa avviene, ma del tutto negativa.
La crisi dei Parchi è drammatica, la messa in discussione degli enti di gestione è quotidiana, la natura è perlopiù qualcosa di estraneo alla politica, e gli interessi collettivi e le finalità delle Aree protette sono disconosciuti.
Per la gran parte, i nostri economisti, i nostri accademici e i nostri rappresentanti politici dimostrano profonda disattenzione nei confronti della tutela della natura e del paesaggio e delle sfide amministrative, sociali ed economiche delle Aree protette.
Il territorio, nell'ambiente e nei servizi, è costantemente sotto attacco.
Le poche comunità che riescono a sopravvivere in aree difficili e disagiate, ma ricche di potenzialità future (solo che ci fosse un po' più di attenzione nei loro riguardi), presto forse cederanno.
Eppure i Parchi d'Italia hanno largamente dimostrato la loro utilità per la tutela della biodiversità e del paesaggio e per lo sviluppo locale, non avendo nulla da invidiare alle Aree protette degli USA.
Se non il fatto fondamentale che lì queste istituzioni sono apprezzate, valorizzate e sostenute da chi governa ad ogni livello.

In anni di profondi cambiamenti economici ed ecologici come questi, bisognerebbe avere la sensibilità e la cultura politica, nonché il coraggio, di saper intravedere il futuro e fare scelte di lungimiranza e di modernità. Il valore economico, ed etico, delle Aree protette sta nei fatti, e questa ennesima ricerca americana lo dimostra. Negli USA 103 economisti, tra cui tre Premi Nobel, scrivono al Presidente per stimolarlo ad ampliare ed arricchire la strategia della tutela del territorio, di cui i Parchi costituiscono il fulcro, per dare valore economico al paese.

E in Italia?
In Italia speriamo che, e lavoreremo affinché, il mondo politico e culturale segua l'esempio americano, restituendo alle Aree protette la dignità e il ruolo strategico che meritano.
Ne va del futuro di molti territori italiani e dell'intero paese, di decine di migliaia di posti di lavoro, nonché della qualità di vita di tutti i cittadini.

PDF Lettera al Presidente Obama

PDF Sommario della ricerca


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Cristina Notarantonio Tel. 0863.9113253 e-mail comunicazione@parcoabruzzo.it

Comunicato Stampa n.  106/2011

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