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AlimentazioneLa dieta dell'orso è caratterizzata per oltre l'80% da sostanze vegetali che variano in relazione alle stagioni e alla disponibilità trofica. L'intestino dell'orso è privo del cieco e delle appendici cecali e non presenta sostanziali differenze tra l'intestino tenue ed il crasso Questa conformazione spiega la veloce digestione ed il rapido metabolismo del plantigrado da cui derivano una bassa assimilazione degli alimenti e quindi la necessità di mangiare spesso ed in grandi quantità. L'orso è un opportunista che potrebbe essere definito come un animale onnivoro, preferenzialmente erbivoro, solo occasionalmente predatore.
In primavera si nutre di erbe:
Con l'avanzare dell'estate ricerca questi vegetali nelle valli esposte a nord e a quote più elevate, dove la stagione vegetativa è meno avanzata.
In questo periodo si nutre anche di frutta selvatica:
Il miele è altro alimento ampiamente utilizzato dall'orso, in particolare durante i mesi di maggio e giugno. Anche le formiche rappresentano un alimento importante per l'orso durante la stagione calda: nelle radure è facile osservare in questo periodo i sassi che l'animale rovescia proprio per cercare formiche ed altri insetti.
Con il sopraggiungere dell'autunno le abitudini e la dieta dell'orso cambiano nuovamente e l'animale entra nella cosiddetta fase di iperfagia in funzione della necessità di accumulare grasso per il letargo. La maggior parte della giornata è spesa alla ricerca incessante del cibo.
Un elemento fondamentaledella dieta autunnale dell'orso è rappresentata dalla faggiola, prodotta dal faggio e ricca di grassi e proteine.
La produzione di faggiola non è sempre costante ed in genere si verifica un abbondante fruttificazione ogni 3-5 anni.
Quando la faggiola è molto scarsa o del tutto assente l'orso cambia strategia e si sposta verso la parte bassa delle valli per nutrirsi di ghiande, sorbe, corniolo, rosa canina, biancospino. L'orso non è un grande predatore: preferisce alimentarsi di animali precedentemente uccisi da altri predatori, come il lupo, oppure alimentarsi di carcasse di animali deceduti per cause naturali (ma anche per malattie). L'attività predatoria è limitata a vittime vecchie, malate o inermi oppure al bestiame domestico anche se non in elevata percentuale.