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I Pipistrelli nel Parco

Il Parco è un vero paradiso per i Chirotteri: ne ospita ben 24 specie!

Dopo il tramonto, i suoi secolari boschi si animano del volo di diverse specie tra cui gli orecchioni (Plecotus auritus, P. austriacus), il vespertilio di Natterer (Myotis nattereri) e il barbastello (Barbastella barbastellus)

Il grande Vespertilio maggiore Myotis myotis pattuglia i pascoli afferrando artropodi al suolo, mentre il Vespertilio di Daubenton (Myotis daubentonii) cattura insetti a pelo d'acqua su laghi e fiumi, spesso trattenendoli con i piedi o con la membrana che avvolge la coda.
Al Parco è in corso un importante programma di ricerca, sponsorizzato da Ente Parco e Nando Peretti Foundation, condotto da Danilo Russo con l'Università di Bristol (U.K.) e il Laboratorio di Ecologia Applicata (Facoltà di Agraria) dell'Università di Napoli Federico II. Un aspetto prioritario della ricerca rappresenta lo studio della scelta dei rifugi nel raro barbastello (Barbastella barbastellus).

All'inseguimento dei barbastelli!

Il barbastello è davvero raro, specialmente nell'Europa occidentale: l'unica popolazione riproduttiva nota per l'Italia peninsulare è quella presente al Parco. Per studiare i barbastelli, occorre anzitutto identificare le aree in cui esso è presente. 

Un aiuto è offerto in tal senso dai bat detector, che evidenziano il caratteristico 'cip-ciop' emesso in volo da questa specie per l'ecolocalizzazione.
Così facendo, abbiamo individuato siti in cui i barbastelli si abbeverano. Lì possono essere agevolmente catturati nottetempo, muniti di minuscoli radio-trasmettitori (pesano meno di mezzo grammo), detti tag, e liberati subito dopo. 

Quest'operazione è completamente innocua per l'animale: il tag è applicato mediante una colla atossica e si stacca dopo qualche settimana. 

Intanto il pipistrello se ne va tranquillamente in giro, caccia, allatta i piccoli, insomma manifesta dei comportamenti completamente naturali. Il trasmettitore emette un segnale radio per una decina di giorni, dopodiché le batterie si scaricano. 

Durante il giorno, localizziamo i rifugi occupati dagli animali mediante un radio-ricevitore munito di antenna direzionale (radio-tracking). 

A sera, possiamo osservare il comportamento degli animali presso i rifugi con speciali video-camere sensibili anche a livelli di luminosità molto bassi.

Cosa abbiamo scoperto

Il primo frutto del nostro lavoro è stato un articolo, in via di pubblicazione sulla prestigiosa rivista britannica Biological Conservation. Abbiamo seguito numerose femmine in lattazione fino ai loro rifugi e scoperto che:

  • i barbastelli del Parco si rifugiano esclusivamente negli alberi, prevalentemente faggi morti;
  • le aree di bosco preferite sono quelle non sottoposte ad alcun tipo di intervento; caratterizzate da alberi vetusti e soprattutto morti;
  • i barbastelli preferiscono rifugiarsi in cavità di desquamazione della corteccia, poste in alto ed esposte a meridione. In questo modo si assicurano cavità confortevoli, scaldate dal sole, dove mantenere la temperatura corporea è meno dispendioso e l'allattamento è così favorito.

Attualmente stiamo lavorando su diversi aspetti comportamentali legati alla scelta delle cavità. Il nostro obiettivo è sviluppare linee-guida che aiutino a tutelare gli ultimi barbastelli dell'Appennino.

Il gruppo di ricerca

Dr Danilo Russo (Laboratorio di Ecologia Applicata, Dipto AR.BO.PA.VE., Facoltà di Agraria dell'Università degli Studi di Napoli Federico II; visiting fellow alla School of Biological Sciences, University of Bristol, U.K.), ove ha conseguito un PhD con uno studio sull'ecologia del foraggiamento dei Chirotteri italiani. È vice-coordinatore nazionale del GIRC (Gruppo Italiano Ricerca Chirotteri).

Dr Luca Cistrone (DAF, Dipartimento Ambiente Foreste, Università della Tuscia, Viterbo). Luca si è laureato col massimo dei voti con una tesi sperimentale sulla gestione dei boschi per la conservazione del barbastello.

Prof. Gareth Jones (School of Biological Sciences, University of Bristol, U.K.). Uno dei massimi specialisti al mondo di biologia della conservazione ed ecologia dei Chirotteri.

Prof. Stefano Mazzoleni (Laboratorio di Ecologia Applicata, Dipto AR.BO.PA.VE., Facoltà di Agraria dell'UdS di Napoli Federico II). Specialista di Ecologia Applicata, è docente di Ecologia Vegetale presso l'Università di Napoli Federico II.

Francesco Garofano (Dipartimento di Zoologia, Facoltà di Scienze dell'UdS di Napoli Federico II). Francesco è in procinto di laurearsi in Scienze Naturali con una tesi sulla distribuzione dei Chirotteri campani).

Dr. Giovanni Mastrobuoni, CEA, Prov. di Latina. Giovanni si occupa di faunistica e conservazione dei Chirotteri del sud Italia.

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